Traduzione | Esperimenti e Poesie 1905-1908 di Rupert Brooke

La seconda migliore

Qui nel buio, o cuore;
Solo con la fine della terra, e la notte
E il silenzio, e lo strano odore caldo del trifoglio;
Visione chiara, anche se ti spezza; Lontano lontano lontano
Dalla morte meglio, il caro vecchio piacere;
Getta via il tuo sogno di immortalità,
O fedele, o amante temerario
Lì c’è pace per te e sicurezza; qui l’unica
Saggezza – verità! – Ogni giorno il buon sole è felice
Piove su di te amore e fatica, vino e canzoni;
I verdi boschi sorridono, il vento soffia, tutto il giorno
della notte”. E la notte pone fine a tutte le cose. Allora verrà
Nessuna lampada brilla nel cielo, nessuna voce grida.
O le luci cambiano, o i sogni e le forme fluttuano!
(E, cuore, per tutti i tuoi sospiri,
questa grandezza e queste lacrime sono sempre di più…)

E la verità non ha nulla di nuovo da sperare,
Cuore, a chi piangi ancora in Paradiso?
Sussurrano ancora, le deboli vecchie grida
“Mezzo adolescente e canzone, festa e carnevale,
Attraverso le risate e le rose, anche di una volta
Una viene la morte, per piedi ombrosi e costanti,
La morte è la fine, la fine!”.
Orgoglioso e, con gli occhi chiari e sorridenti, vieni a salutare
la morte come un amico!

Esiliati dall’immortalità, saggi e forti,
Tentate di attraversare l’oscurità con occhi indesiderati
verso ciò che potrebbe essere al di là di lui. Colloca la tua partenza,
O cuore, in eterno! Ma, dietro la notte.
Aspetta il grande non nato, in qualche luogo lontano,
di albe bianche ed estreme. E la luce,
tornando, renderebbe le ore dorate,
Il mare un piano senza vento, la terra un prato.
Luoghi per danze soleggiate, spaziose e piene
E risate, e musica, e, tra i fiori,
Uomini felici con cuori infantili e visi come bambini.
O cuore, nella grande alba!

1908

Il giorno che ho amato

Teneramente, il giorno che ho amato, chiudo gli occhi.
E liscio la tua fronte silenziosa
I veli grigi della penombra si infittiscono: i colori si spengono
Ti porto, un fardello di luce, fino al velo di sabbia

Dove riposa la tua barca in attesa, la costa del mare che si è fatta chiazza
Blume-enguirlande, con tutta l’erba grigia dell’acqua coronata
Lì sarai adagiato, con il timore di passare o la speranza di guardare
E al di sopra del mare che scorre, senza un rumore

Mains fables ses contenderai fuori, fuori dalla nostra vista,
Noi, con le braccia tese e gli occhi vaghi su un bagliore lontano
e sabbia di marmo… sopra il crepuscolo cambia il freddo
Più che le risate, o la pioggia, più che i sogni ad occhi aperti, non ci sarà più nulla di porta, nulla di porta, nulla di porta, nulla di porta, nulla di porta, nulla di porta, nulla di porta.

Non sarà nulla di porta, nulla di luci dell’isola dell’alba! Ma il mio tesoro
Gaspille nero, e, infine, bruciare ultimo sul fonce.
Oh, l’ultimo fuoco – e tu, né bacio né gentilezza!
Oh, la fine rossa della via solitaria, e noi piangiamo lì!

(Ti troveremo pallido e tranquillo, e coronato stranamente di fiori,
amorevole e segreta come un bambino. Tu verrai con noi.
Vieni felicemente, mano nella mano con il giovane tempo di ballare,
fino al piumone all’alba!) Maneggio vuoto e buio.

Le sabbie grigie si piegano davanti a me…. Dai prati interni
Profumo di giugno e trifoglio, fluttuano nel nero, e riempiono
I volti vuoti del mare morto piccole ombre che salgono,
E il bianco silenzio trabocca nella conca delle colline.

Salda nel nido è pestata ogni ala stanca
Ha reso tutte le voci allegre; e noi, che ti teniamo cara, ci volgiamo verso est e torniamo a casa.
ci volgiamo a est e torniamo a casa da soli, ricordando
Giorno che ho amato, giorno che ho amato, la notte è qui!

Tramonto: luna di pianura

Si sdraiano in…
Mi raggomitolo sulla terra, cammino, io solo.
Alto e freddo cento sognatore, o regina, alto sognatore e solo.

Abbiamo dormito più a lungo, che può appena guadagnare
Quello della fiamma bianca, e le grida notturne;
I passanti che non si vedono; il mormorio del mondo di sotto.
Con desiderio, con nostalgia.
Al fuoco che non brucia..,
Alla tassa senza cuore, all’estasi senza fiamma…

Senza aiuto mi sdraio.
E intorno a me camminano i piedi degli osservatori.
C’è un vociare e un battere d’ali sopra la mia testa
Un intollerabile scoppio d’ali…

Tutta la terra diventa di fuoco,
Un labbro bianco di desiderio
Spazzola fresco sulla fronte, Sussurra cose addormentate.
La terra si abbassa piena di conforti; e l’aria si diletta di vie.
Passaggi coperti da belle mani,
Aiutano chi, cieco e felice, inciampa e vaga.
Le mani si allungano e fluttuano, su, su, tra le lodi di innumerevoli trombe agenti, tra le lodi di innumerevoli trombe agenti.
Di innumerevoli trombe agenti, di grida,
verso tutta la gloria, verso tutta la soddisfazione, verso l’alto infinito,
Alla grazia, alla quiete, agli occhi della madre
E le risate, e le labbra di luce.

AGOSTO 1908

Nell’esame

Guardate! Dal cielo tranquillo
Verso la finestra il mio Signore il sole!
E i miei occhi
erano abbagliati e ubriachi di oro mistico,
La gloria dorata che mi annegava e incoronava
Mi ha fatto vorticare e ondeggiare per la stanza… Tutto intorno a me,
a destra e a sinistra,
linee arrotondate e vecchie,
Stupidi con occhi vitrei che scarabocchiavano, crescevano corretti,
Risuonavano circolarmente e aureolati di luce sacra.
La fiamma illuminava i loro capelli,
e i loro occhi ardenti diventavano giovani e saggi.
Ognuno come un Dio o un Re dei Re.
Vestiti di bianco e di lampi
(Ancora scarabocchiando tutto);
E un tumultuoso mormorio di ali
si levò attraverso la sala;
E conobbi l’eterno fuoco bianco
E, attraverso i portali aperti,
Di giro in giro,
Arcangeli e angeli, adoranti, salutanti,
E un volto senza ombra…
Verso la luce scompare:
Ed erano ancora pazzi, pazzi che non sapevano,
Ancora scarabocchiando, con gli occhi vitrei e gli immortali impassibili.

10 NOVEMBRE 1908

Pini e cielo: sera

Avevo visto il dolore del cielo della sera
E sentivo il mare, la terra e il caldo trifoglio
Ho ascoltato le onde e il grido beffardo del gabbiano.

E in tutto questo c’era il grido antico,
Quella canzone che cantano sempre: “Il meglio è finito!
Ora puoi ricordare, pensare e sospirare,
O bestia amante!”.
E io ero stanco e malato e tutto era finito,
e perché io,
con tutti i miei pensieri, non riuscivo a recuperare
un momento delle belle ore che erano finite.
Ero dispiaciuto e malato, e desideravo morire.

Poi, dalla triste strada dell’ovest, stancamente
Vedo i pini contro il bianco cielo del nord,
Molto belli, e calmi, e appoggiati
Le loro teste nere e affilate contro un cielo tranquillo.
E c’era pace in loro; e io
Ero felice e dimenticavo di giocare con l’amante,
e ridevo e non volevo più morire;
Siate felici di voi, o pini e cielo!

LULWORTH, 9 LUGLIO 1907

Wagner

Entra silenziosamente la metà desiderosa,
che con una faccia larga e grassa, senza capelli.
Ama la musica d’amore di scarsa qualità
Gli piacciono le donne in luoghi affollati.
E chiede di ascoltare il rumore che fanno.

Le loro palpebre dure si abbassavano oltre la metà,
Grandi tasche oscillavano sotto i loro occhi.
Lui ascolta, si crede l’amante,
Soffia dai loro sospiri asmatici del ventre;
Gli piace pensare a una pausa dai loro cuori.

La musica aumenta. I loro piedi grassi tremano.
Le loro piccole labbra sono chiare di bava.
La musica aumenta. Le donne tremano.
E tutto questo, in un tempo perfetto
I loro ventri ondeggianti si agitano.

SALA DELLA REGINA 1908

La visione degli arcangeli

Lentamente dalle cime silenziose, il bordo bianco del mondo,
quattro arcangeli avanzano, leggeri contro il cielo indifferente
Con resistenza, con silenzio anche il passo, e le magnifiche ali si arrotolano,
Una piccola bara scura, dove deve giacere un bambino,
Era molto, molto piccolo. (Tuttavia, avevate immaginato. Dio potrebbe mai
Dare a un bambino la primavera e la luce del sole,
e tenerlo in quel guscio solitario, per affondare per sempre
Nel vuoto e nel silenzio, nella notte…)

Poi si staccarono dalla cima pura, e la guardarono cadere,
attraverso oscurità sconosciute, le loro fragili bare nere – e in esse
Il piccolo corpo pietoso di Dio, frantumato e debole,
e si raggomitolava come il petalo di un fiore accartocciato.
Finché non fu più visibile; poi si voltò di nuovo
Con volti tranquilli e tristi verso la pianura.

DICEMBRE 1906

Seaside

Rapidamente fuori dal ritmo della banda
Il buon riso nella massa, gli occhi amorevoli degli uomini.
Sono attratto dalla notte: devo tornare indietro
Dove, al di là della spiaggia inesplorata sottostante
Il vecchio oceano inquieto. Tutta l’ombra
è ricca di magia e di movimento. Vago solo
Qui sul bordo del silenzio, spaventato a metà.

Aspettando un segno. Nel mio cuore profondo
Le acque tetre si gonfiano verso la luna,
E tutte le mie correnti giacciono. Da dentro
salta un allegro frammento di una canzone beffarda,
che tintinna e ride e svanisce sulla sabbia,
e la morte tra la diga e l’oceano.

Sulla morte di Smet-smet, la dea cavalluccio marino

CANTO DI UN’ANTICA TRIBÙ EGIZIA

(I sacerdoti con il tempio)
Era rugosa, muta e orrenda? Era nostra madre.
Era lussuriosa e lasciva? – ma un Dio: non ne avevamo altri.
Di giorno era nascosta e muta, ma al calar della notte gemeva nell’ombra;
Noi tremavamo e le davamo la sua volontà nell’oscurità; avevamo paura.

(Popolo senza)
_ Ci ha mandato il dolore,
_ _ E noi salutavamo davanti a Lei;
_ Era ancora in superficie
_ _ E placò i nostri sospiri;
_ E cosa faremo?
_ _ Ora Dio muore

(Gente con)
Aveva fame e mangiava i nostri figli; – come dovevamo trattenerla.
Prese i nostri giovani e le nostre fanciulle; – le nostre cose le obbedirono.
Eravamo disposti e derisi e vituperati da tutte le terre: questo era il nostro orgoglio.
Ci ha nutriti e amati, e siamo morti; ora è morta.

(Popolo senza)
_ Lei era forte;
_ _ Ma la morte è più forte.
_ Ci ha dominato a lungo.
_ _ Ma il tempo è più lungo;
_ Ha alleviato la nostra infelicità
_ _ E ha placato i nostri sospiri;
_ E noi cosa faremo?
_ _ Ora Dio sta morendo

1908

Il canto dei pellegrini

FERMI INTORNO AL FUOCO DI NOTTE, DOPO IL TRAMONTO DELLA LUNA, CANTAVANO QUESTA CANZONE INDEGNA DELL’ALBERO.

Quale luce dal cielo senza memoria
ti ha riletto con i nostri occhi,
Tu chi è che abbiamo cercato, chi è che dobbiamo scoprire…
Un certo profumo di vento,
Il tuo volto nascosto oltre l’occidente,
Questi giorni ci hanno chiamato; alla ricerca
Un vecchio sentiero abbiamo percorso,
più infinito del desiderio…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _Dio, via,
Sospira con la tua voce crudele, che riempie
L’anima di invidia per le colline scure
e il debole orizzonte! Perché lì arrivano
grigi momenti di malattia del viaggio
Antichi muti, quando nessuna canzone
può confortarci, ma la strada sembra lunga;
E ricordiamo…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _Ah! Il battito
di piedi santi senza ritorno,
e i canti dei pellegrini senza ritorno…
I fuochi che abbiamo acceso bruciano ancora
sui vecchi luoghi sacri di casa. I nostri genitori
Costruirono templi e in essi
Pregare gli dei che conosciamo; e noi viviamo
In piccole case gentili,
Essere felici (ci ricordiamo come!)
E tranquilli anche alla morte…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _O Tu,
Dio del vagabondo ansioso,
I nostri cuori sono malati per il ritorno infruttuoso,
e grida per il desiderio perduto.
Incoraggiamoci ad andare avanti, anche con il fuoco
consumando sogni di altra beatitudine.
Il meglio che Tu dai, dando quella
Cosa sufficiente – per viaggiare di nuovo
Sulla pianura, sulla collina,
senza esitazione attraverso le ombre,
in mezzo a un silenzio impavido,
Fino a quando, in qualche curva improvvisa, vedrai
Tra gli alberi neri e sussurranti
Il tuo altare, bianco di meraviglia,
Tra le foreste del Nudo.

1907

Il canto delle bestie

CANTÒ, UNA NOTTE, NELLE CITTÀ, AL BUIO

Vieni, vieni! Vieni via!
Siete oscuri e spenti durante il giorno comune
Ma ora è notte!
È una notte vergognosa, e Dio dorme!
(Non hai sentito il colpo veloce che ha strisciato
attraverso il pesce affamato, e il desiderio di delizia,
e il caldo segreto dei sogni che il giorno non può raccontare?)
…La casa è muta;
La notte ti chiama… Vieni, ah, vieni!
Scendi le scale buie, attraversa la porta scricchiolante,
Nuda, strisciando mani e piedi…
-È un appuntamento! È un appuntamento!
Non sei più uomo, ma di gran lunga
Bestie e Dio… Vai per la strada senza luce
Per piccoli sentieri neri e luoghi segreti,
nell’oscurità e nel fango,
Risate deboli tutt’intorno e volti doloranti
Alla luce delle stelle si vede – ah, seguiteci!
Perché l’oscurità mormora un desiderio senza visibilità
E le dita della notte sono innamorate…
Tieni duro mentre ci lanciamo,
attraverso folli mormorii vi sollecitiamo, e mani calde si aggrappano a voi,
E il tocco e il pungiglione della carne nuda,
Il fianco morbido al tuo fianco, e il fianco che ti sfiora -.
“Stanotte” non prestate mai attenzione!
Incrollabile e silenzioso seguimi,
La città finisce bruscamente
E la curva dei binari si spalanca
Dalle voci della notte,
Oltre il desiderio e la paura,
Alle acque piatte del chiaro di luna
Alle acque piatte, calme e limpide
Alle inquietanti pianure nere dell’oceano che chiama.

1906

Fallire

Perché Dio pone il suo destino adamantino
_ Tra il mio cuore spento e questo desiderio
Giuro che romperò il cancello di ferro
_ Mi alzo e lo maledico sul loro trono di fuoco.
La terra rabbrividì al mio trono di bestemmia,
_ Ma l’Amore non era che una fiamma ai miei piedi;
_ Egli è fiero di una Scala d’oro che ho percorso; e ho battuto
Tre volte sul battente, e sono entrato con un grido -.

Tutte le grandi corti erano silenziose sotto il sole
_ E pieni di echi vacui: il muschio era cresciuto
Sopra il pavimento liscio e cominciava a
_ A salire sulle polverose sale del consiglio.
Un vento vano soffiava intorno al trono vuoto
_ E scuoteva le dure tende alle pareti.

Ante Aram

Davanti al tuo luogo sacro mi inginocchio, ignoto adoratore,
_ Cantando a te strani inni e dolorose litanie,
Incenso di canti funebri, paghi di sacra mirra.

Ah! Dea, sul tuo trono di piogge e di deboli e bassi sospiri,
_ Stanco alla fine il piede che erra, al pendio
E i cuori vani stanchi delle vanità del mondo.

Quanto è onesto questo profondo silenzio per il viaggiatore
_ Sordo al rombo dei venti lungo il cielo aperto!
Dolce, dopo la brezza pungente e amara del cielo d’acqua,

Il vino di Lethean nei tuoi calici!
_ Vengo davanti a te, io, viaggiatore stanco,
per ascoltare l’orrore del luogo sacro, le grida lontane,

E i sussurri malvagi nell’oscurità, o il rapido rombo
_ Di venti terribili – io, l’ultimo di tutti i tuoi devoti,
Spero di vedere la fragrante oscurità agitarsi,

E, separandomi, inquadrare i suoi tranquilli misteri.
_ Un volto, con bocche più tenere dei gigli d’autunno,
E una voce più dolce del lamento di chi si allontana dai violini,

O del gemito sommesso di qualche suonatore di liuto dagli occhi grigi.

Aube

DAL TRENO TRA BOLOGNA E MILANO, SECONDA CLASSE

Di fronte a me due donne tedesche russano e ansimano.
_ Attraverso un’oscurità vorticosa e arcigna ci agitiamo e ruggiamo.
Siamo stati qui per sempre: anche adesso.
_ Un debole orologio segna due ore, due eoni, di più.
Le finestre sono ben chiuse e appiccicose e umide.
_ Con un odore di notte. Ci sono più di due ore;
Due ore all’alba e a Milano; altre due ore.
_ Di fronte a me, due donne tedesche russano e si lamentano…

Una di loro si sveglia, sputa e si riaddormenta.
_ L’oscurità rabbrividisce. Una pallida luce attraverso la pioggia
colpisce i nostri volti, tirati e bianchi. Da qualche parte
_ Si apre un nuovo giorno; e, all’interno, l’aria sporca
È fredda, umida e più sporca di prima…
_ Di fronte a me due donne tedesche russano e russano.

La chiamata

Dal nulla del sonno,
il lento sogno dell’eternità,
c’è stato un tuono sull’oceano:
Sono venuto, perché tu mi chiami.

Ho infranto le primitive sbarre della notte
Ho sfidato l’antica e spaventosa maledizione
E mi sono illuminato attraverso file di stelle spaventate.
Improvvisamente in tutto l’universo!

I silenzi eterni furono rotti;
L’Inferno divenne Paradiso al mio passaggio.
Cosa dovevo darti come pegno?
Un sospiro che ci siamo incontrati, finalmente!

Cesserò e forgerò di nuovo le stelle,
Romperò i cieli con un canto;
Immortale nel mio amore per te,
Perché ti amo, molto

La tua bocca dovrebbe prendere in giro i vecchi e i saggi
La tua risata dovrebbe riempire il mondo di fuoco,
Scriverò nei cieli che si restringono
lo splendore scarlatto del tuo nome,

Dal cielo crepato e da un inferno sottostante
_ Muore nell’ultimo folle incendio
E le tenebre cadono, con un tuono sprezzante,
Sui sogni e sui desideri degli uomini.

Poi, da soli, negli spazi vuoti
_ I morti, che camminano in silenzio,
dovrebbero temere la gloria dei nostri volti
_ Per tutta l’oscura infinità.

Così, vestiti di amore perfetto,
_ La fine eterna deve trovarci uno,
Solo sopra la notte, sopra
_ La polvere del dio morto, solo.

I viaggiatori

È arrivato il momento? Lasciamo questo luogo di riposo
_ Reso bello dall’uno e dall’altro per un po’.
Ora, per la velocità del dio, un ultimo folle abbraccio;
_ La lunga strada allora, non accesa dalle tue risate da favola.
Ah! La lunga strada! E tu così lontano!
Oh, ti richiamerei! Ma… ogni giorno strisciante
_ Impallidisce il labbro scarlatto, ogni miglio
duramente il caro dolore del tuo volto ricordato.

… Credi che ci sia una lontana città di confine, da qualche parte?
_ Il limite del deserto, l’ultima delle terre che conosciamo,
_ _ Un possibile limite emaciato della nostra luce,
_ In essa troverò che mi stai aspettando; e andremo
Insieme, mano nella mano, laggiù
_ Dentro i rifiuti che non conosciamo, dentro la notte?

L’inizio

Un giorno ho dovuto alzarmi e portare fuori i miei amici
E ancora ti ho trovato dall’altra parte del mondo,
Tu sei quello che trovo così giusto
(Tocca le tue mani e annusa i tuoi capelli!),
Il mio dio solo nei giorni che furono.
I miei piedi impazienti dovrebbero trovarti ancora,
Attraverso gli anni tristi e il segno del dolore
Cambierai del tutto, perché dovevo sapere che
(Come potrei dimenticare di averti amato allora?).
Nella triste penombra della sera,
il volto che è stato tutta la mia alba.
Allora, ai confini della terra, mi laverò
E ti terrò stretta in ogni mano.
E vedrò la tua età e i tuoi capelli cinerei
Maledirò la cosa che eri una volta,
perché è cambiata e pallida e vecchia.
(Bocche che erano scarlatte, capelli che erano d’oro!).
E io ti ho amato prima che tu fossi vecchio e saggio.
Quando la fiamma della giovinezza era forte nei tuoi occhi,
_ E il mio cuore è malato di memorie.

1906

Esperimenti

Coriambici 1

Ah! Non ora, quando il desiderio brucia, e il vento chiama, e i soli di primavera
Danza leggera nella foresta, mormorio nella vita, oahu me al viaggiatore;
Ah! non ora che dovevi venire, ora che la strada chiama, e i buoni amici chiamano,
Dove si cantano canzoni, si combattono battaglie, sì! E il meglio di tutti.
Amore, a una miriade di bocche più belle di loro, baci che non potevi dare!
Carissimo, perché ho dovuto piangere, gemere e lamentarmi, ho dovuto vivere di nuovo.
Triste dimenticherò, lacrime per il meglio, amore sulle bocche di te.
Ora, quando l’alba nel sangue si sveglia, e il sole illumina l’azzurro dell’est;
dimenticherò e sarò felice!
Sola nella lunghezza, cara, quando il bel giorno finisce.
Quando l’amore morirà con l’ultima luce, e l’ultima canzone cantata, e gli amici saranno tutti morti, e l’oscurità sarà in agguato.
Tutti sono morti, e il cielo è oscuro; allora, come solo, io giaccio.
I venti raccolgono i mezzi morti, spaventati e muti, malati per il passaggio.
Sento che sei stato lì all’improvviso, freddo sulla mia fronte; allora posso sentire la pace.
Della voce di Mex alla fine, sussurro d’amore, che chiama, prima che tutto possa cessare
Nel silenzio dei morti; allora posso vedere sobriamente, e sapere; uno spazio.
Ripiegato su di me, ieri sera nel buio, una volta, come una volta, il tuo viso

DICEMBRE 1908

Coriambici II

Qui la fiamma che era cenere, il luogo sacro dove era vuoto, perso nel bosco stregato.
Ho curato e amato, anno dopo anno, me in solitudine
Aspettando, calmo e con gli occhi felici nel buio, sapendo il cui bagliore un tempo
brillava e attraversava il bosco. Ancora vivo fortemente in un sogno d’oro.
Non mi sono ripreso.
_ _ _ _ Per me, che avevo fiducia, sapevo che un volto avrebbe guardato.
Un giorno, bianco nel bosco scuro, e una voce chiama, e brillare.
Riempire il boschetto, e il fuoco saltò all’improvviso … e, nel cuore di lui.
La fine delle difficoltà, tu! Con la seguente guida preparo l’altare, accendo
La fiamma, bruciando separatamente.
_ _ _ _ Apparizione dei miei sogni invano nella visione bianca
che brilla su di me, ecco! Senza speranza mi alzo ora. Verso mezzanotte.
Sussurri crescono attraverso il bosco all’improvviso, strane grida tra i rami in alto
Grattato, le grida come una risata. Silenziosi e bui, allora, attraverso il sacro boschetto
Magnifici uccelli erano volati, come in un sogno, disturbando le foglie.
_ _ _ _ Sapevo
Da tempo atteso e da tempo amato, che da lontano, Dio del debole bosco, tu
Ovunque giacevi, anche un bambino addormentato, Un bambino improvvisamente rubava l’allegria,
Bianco e meraviglioso ancora, bianco nella tua giovinezza, ti saresti allargato su una terra straniera,
Dio, immortale e morto!
_ _ _ _ Così vengo: non riposare mai, né vincere
Pace, e adorazione di te più, e il bosco silenzioso e il luogo sacro in là.

DICEMBRE 1908

Diserzione

Così chiari siamo, così bene siamo, così illuminata la giusta fiducia,
E la strada è stata tracciata così sicuramente, così, quando me ne sono andato,
Cos’è una cosa sciocca da guardare per te? È qualcosa che si ascolta,
o un grido improvviso, che docilmente e senza parole
Hai rotto la fede, e fortemente, debolmente, sei crollato.
Ti sei arreso – tu, l’orgoglio del cuore, l’inflessibilità del cuore!
Era questa, amico, la fine di tutto ciò che potevamo fare?
E hai trovato il meglio per te, il resto per te!
Improvvisamente avresti appreso (e non da me)
qualche storia sussurrata, che ha rubato la gloria al cielo,
e che ha messo fine a tutti gli splendidi sogni e ti ha fatto andare via.
Così spenta la lotta che conosciamo, il bagliore che conosciamo?

O sleale! La convinzione rimane, e io devo passare
La gioia lungo la strada, e in solo. Sul vetro
Ti aspetterebbe; la pausa si è mossa tra gli alberi, e si agita, e chiama,
e ti coprirebbe di petali bianchi, di petali leggeri.

Lì deve sgretolarsi, fragile e bella, sul sole,
O piccolo cuore, il tuo fragile cuore, finché il giorno non sarà finito,
e l’ombra si raccolga, la luce cada, e, bianca di rugiada,
Sussurra e piove, e striscia verso di te. Buon sonno a te!

MARZO 1910

Elenco delle traduzioni di poesie
(Italiano, Français, Español, English, Deutsch, Néerlandais, Svenska)

Jean-Michel Serres Apfel Café Apfelsaft Cinema Music Codici QR Centro Italiano Italia Svizzera 2024.

Traducción | Experimentos y poemas 1905-1908 de Rupert Brooke

Segundo mejor

Aquí en la oscuridad, oh corazón;
Solo con el fin de la tierra, y la noche
Y el silencio, y el extraño olor cálido del trébol;
Visión clara, aunque te rompa; Lejos, muy lejos
De la muerte mejor, el viejo y querido placer;
Desecha tu sueño de inmortalidad,
Oh fiel, oh temerario amante
Hay paz para ti, y seguridad; aquí la única
Sabiduría – ¡la verdad! – Cada día el buen sol es feliz
llueve sobre ti amor y trabajo, vino y canción;
Los verdes bosques sonríen, el viento sopla, todo el día
de la noche”. Y la noche acaba con todas las cosas. Entonces vendrá
Ninguna lámpara brilla en el cielo, ninguna voz grita.
O las luces cambian, o los sueños y las formas flotan.
(Y, corazón, por todos tus suspiros,
esta grandeza y estas lágrimas son cada vez más…)

Y la verdad no tiene nada nuevo que esperar,
Corazón, ¿a quién sigues llorando en el Paraíso?
Susurran aún, los débiles y viejos llantos
“A medias adolescente y canción, fiesta y carnaval,
Por la risa, y por las rosas, aún de antaño
Una viene la muerte, por pies sombríos y constantes,
La muerte es el fin, ¡el fin!”

Orgulloso, y, de ojos claros y sonriente, ven a saludar
¡A la muerte como a una amiga!

Exiliado de la inmortalidad, sabio fuertementee,
Esfuérzate a través de la oscuridad con ojos no deseados
A lo que podría más allá de él. Sitúa tu partida,
¡Oh corazón, eternamente! Pero, detrás de la noche
Espera al gran nonato, en algún lugar lejano,
De blancos amaneceres extremos. Y la luz,
Volviendo, haría las horas doradas,
Mar un nivel sin viento, Tierra un césped
Lugares para bailes soleados espaciosos y llenos
Y risas, y música, y, entre las flores,
Hombres felices con corazones infantiles y rostros como niños.
¡Oh corazón, en el gran amanecer!

1908

El día que amé

Tiernamente, el día que amé, cierro los ojos.
_ y aliso tu frente tranquila
Los velos grises de la penumbra se profundizan: los colores se apagan
_ Te llevo, carga de luz, al velo de arena

Donde descansa tu barca que espera, costa resbaladiza del mar hecho
_ Blume-enguirlande, con toda la hierba gris del agua coronada
Allí reposarás, miedo de pasar o esperanza de velar
_ Y por encima del mar que fluye, sin un sonido

Mains fábulas ses contenderás fuera, fuera de nuestra vista,
_ Nosotros con brazos extendidos y ojos vagos en lejano resplandor
Y arena de mármol… por encima del crepúsculo cambia de frío
_ Más que risa va, o lluvia, más que soñar despierto

¡Será nada de puerta, nada de luces de isla del alba! Pero mi amor
_ Gaspille negro, y, al fin, arda último en la fonce.
¡Oh, el último fuego – y tú, ni beso ni amable allí!
_ ¡Oh, el final rojo de camino solitario, y allí lloramos!

(Te encontraremos pálida y callada, y coronada extrañamente de flores,
_ Cariñosa y reservada como un niño. Tú vienes con nosotros.
Ven feliz, de la mano del joven tiempo a bailar,
_ ¡Hasta el edredón del alba!) Manejo vacío y oscuro.

Arenas grises se doblan ante mí…. De los prados interiores
_ Perfume de junio y trébol, flota el negro, y llena
El mar muerto caras huecas pequeñas sombras escalada,
_ Y el blanco silencio desborda la hondonada de las colinas.

Firme en el nido se golpea cada ala cansada
_ todas las voces alegres; y nosotros, que te queremos
Hacia el este nos volvemos y a casa solos, recordando
_ Día que amé, día que amé, ¡la noche está aquí!

Puesta de sol: Luna llana

Se acuestan en.
Me acurruco en la tierra, camino, yo solo.
Alto y frío cien soñador, oh reina, alto soñador y solitario.

Dormimos más tiempo, que apenas puede ganar
El de la llama blanca, y los gritos nocturnos;
Los transeúntes que no ofrecen vista; el murmullo del mundo de abajo
Con deseo, con nostalgia.
Al fuego que no quema..,
Al honor sin corazón, al éxtasis sin llama…

Sin ayuda me tumbo
Y a mi alrededor caminan los pies de los observadores.
Hay un rumor y un estallido de alas sobre mi cabeza
Un intolerable estallido de alas…

Toda la tierra crece fuego,
Un labio blanco de deseo
roza fresco la frente, susurra cosas dormidas.
La tierra baja llena de consuelos; y el aire se deleita con caminos.
Pasajes cubiertos con bonitas manos,
Ayuda a uno ciego y feliz, que tropieza y vaga
Las manos se estiran y flotan, arriba, arriba, a través de la alabanza
De innumerables trompetas agentes, a través de gritos,
A toda gloria, a todo contento, al alto infinito,
A la gracia, la quietud, los ojos de la madre
Y la risa, y los labios de luz.

AGOSTO 1908

En el examen

¡He aquí! Del cielo tranquilo
¡Hacia la ventana mi señor el sol!
Y mis ojos
Se deslumbraron y embriagaron de oro místico,
La gloria dorada que me ahogaba y coronaba
Me arremolinaba y me mecía por la habitación… A mi alrededor,
A izquierda y derecha,
Líneas redondeadas y viejas,
Tontos con ojos vidriosos que garabateaban, crecían correctos,
Resonaban circularmente y aureolados de luz sagrada.
La llama encendió sus cabellos
Y sus ojos ardientes se volvieron jóvenes y sabios.
Cada uno como un Dios, o Rey de reyes.
Vestidos de blanco y relámpago
(Todavía garabateando todo);
Y un tumultuoso murmullo de alas
Creció a través del pasillo;
Y conocí el eterno fuego blanco
Y, a través de portales abiertos
Giro en giro,
Arcángeles y ángeles, adorando, saludando,
Y un rostro sin sombra…
Hacia la luz desaparece:
Y no eran más que locos todavía, locos que no sabían,
Aún garabateando, ojos vidriosos e inmortales impasibles.

10 DE NOVIEMBRE DE 1908

Los pinos y el cielo: la tarde

Había visto la tristeza del cielo del atardecer
Y sentido el mar, y la tierra, y el cálido trébol
Y escuchado las olas, y el grito burlón de la gaviota

Y en todos ellos estaba el grito antiguo,
Esa canción que siempre cantan – “¡Lo mejor ha pasado!
Ahora puedes recordar, y pensar, y suspirar,
¡Oh bestia amante!”
Y yo estaba cansado y enfermo y todo había terminado,
Y porque yo,
Con todo mi pensamiento, nunca pude recuperar
Un momento de las buenas horas que habían pasado.
Y estaba apenado y enfermo, y deseaba morir

Entonces desde el triste camino del oeste cansadamente
Veo los pinos contra el blanco cielo del norte,
Muy hermosos, y tranquilos, e inclinados
Sus afiladas cabezas negras contra un cielo tranquilo.
Y había paz en ellos; y yo
Era feliz, y olvidaba jugar con el amante,
y reía, y no deseaba morir más;
¡Alégrate de ti, oh pinos y cielo!

LULWORTH, 9 DE JULIO DE 1907

Wagner

Silenciosamente entra la mitad lasciva,
_ Quien con una cara ancha y gorda sin pelo.
Ama la música de amor de mala calidad
_ Le gustan las mujeres en un lugar lleno de gente
__ Y pide escuchar el ruido que hacían.

Sus párpados duros caían por encima de la mitad,
_ Grandes bolsas se balanceaban bajo sus ojos.
Él escucha, se cree el amante,
_ Sopla desde sus vientres asmáticos suspiros;
_ _ Le gusta pensar una ruptura de sus corazones.

La música aumenta. Sus pies gordos tiemblan.
_ Sus pequeños labios se aclaran con una baba.
La música aumenta. Las mujeres tiemblan.
_ Y todo aunque, en tiempo perfecto
__ Sus vientres oscilantes cuelgan temblando.

SALÓN DE LA REINA 1908

La visión de los arcángeles

Lentamente desde las cumbres silenciosas, el borde blanco del mundo,
Cuatro arcángeles pisan, ligeros contra el cielo indiferente
Resistentes, con silencio hasta el paso, y las magníficas alas despliegan,
Un pequeño ataúd oscuro; donde un niño debe yacer,
Era muy, muy pequeño. (Sin embargo, usted había imaginado. Dios podría alguna vez
Dio a un niño el derrame de la primavera y la luz del sol,
Y lo mantuvo en esa concha solitaria, para hundirse para siempre
En el vacío y el silencio, en la noche…)

Entonces fluyeron de la cumbre pura, y lo vieron caer,
_ A través de oscuridades desconocidas, sus frágiles ataúdes negros – y en ellos
El lastimoso cuerpecito de Dios, destrozado y débil,
Y enroscado como un arrugado pétalo de flor –
Hasta que fue más visible; entonces se volvió de nuevo
Con silenciosos rostros tristes hacia la llanura.

DICIEMBRE 1906

Seaside

Rápidamente fuera del ritmo de la banda
La buena risa en la masa, los ojos cariñosos de los hombres.
Me siento atraído hacia la noche: debo girar de nuevo
Donde, más allá de la inexplorada playa de abajo
El viejo océano inquieto. Toda la sombra
Es abundante en magia y movimiento. Vago sólo
Aquí al borde del silencio, medio asustado.

Esperando una señal. En lo profundo de mi corazón
Las lúgubres aguas se hinchan hacia la luna,
Y todas mis corrientes yacen. Desde dentro
Salta un fragmento alegre de alguna canción burlona
Que tintinea y ríe y se desvanece en la arena,
Y la muerte entre el dique y el océano.

Sobre la muerte de Smet-smet, la diosa-caballo de mar

CANCIÓN DE UNA ANTIGUA TRIBU EGIPCIA

(Los sacerdotes con el templo)
Era arrugada, muda y horrible… Era nuestra madre.
¿Era lujuriosa y lasciva? – pero un Dios: no teníamos otro.
De día estaba oculta y muda, pero al anochecer gemía en las sombras;
Nosotros Ella temblaba y daba su voluntad en la oscuridad; teníamos miedo.

(Gente sin)
_ Ella nos envió tristeza,
_ _ Y saludamos ante Ella;
_ Ella aún emergía
_ _ Y calmó nuestros suspiros;
_ ¿Y qué haremos?
_ _ Ahora Dios muere

(Gente con)
Tuvo hambre y se comió a nuestros hijos; – cómo habríamos de quedarnos con Ella.
Se llevó a nuestros jóvenes y doncellas; – nuestras cosas la obedecieron.
Queríamos y nos burlaban y vilipendiaban de todas las tierras: ése era nuestro orgullo.
Ella nos alimentó y nos amó, y morimos; ahora Ella está muerta.

(Gente sin)
_ Ella era fuerte;
_ _ Pero la muerte es más fuerte.
_ Ella nos dominó por mucho tiempo.
_ _ Pero el tiempo es más largo;
_ Ella alivió nuestra infelicidad
_ _ Y calmó nuestros suspiros;
_ ¿Y qué haremos?
_ _ Ahora Dios está muriendo

1908

La canción de los peregrinos

PARADOS ALREDEDOR DEL FUEGO POR LA NOCHE, DESPUÉS DE LA PUESTA DE LUNA, CANTARON ESTO INDIGNO DEL ÁRBOL.

Qué luz de los cielos sin memoria
Te había leído de nuevo con nuestros ojos,
Tú que es lo que buscábamos, que es lo que debemos descubrir…
Cierto perfume del viento,
Tu rostro oculto más allá del poniente,
Estos días nos llamaron; en la búsqueda
Más viejo camino hollamos,
Más interminable que el deseo…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ Dios lejos,
Suspira con tu voz cruel, que llena
El alma de envidia a las oscuras colinas
¡Y el tenue horizonte! Porque llegan
Grises momentos de enfermedad de viaje
Antiguo mudo, cuando ninguna canción
Puede consolarnos; pero el camino parece largo;
Y recordamos…
_ _ _ _ _ _ _ _¡Ah! El latido
De pies santos sin retorno,
y las canciones de los peregrinos sin retorno…
Los fuegos que encendimos siguen ardiendo
En los viejos lugares santos del hogar. Nuestros padres
Construyeron templos, y en ellos
A rezar a los dioses que conocemos; y vivimos
En amables casitas,
Ser felices (¡recordamos cómo!)
Y pacíficos incluso al morir…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _Oh Tú,
Dios del vagabundo anhelante,
Nuestros corazones están enfermos por el infructuoso retorno,
Y clamando por el deseo perdido.
Alentémonos hacia adelante, también con fuego
Consumiendo sueños de otra dicha.
Lo mejor Tú das, dando eso
Cosa suficiente – para viajar de nuevo
Sobre la llanura, sobre la colina,
Sin vacilar a través de las sombras,
En medio del silencio intrépido,
Hasta que, en algún recodo repentino, veas
Contra los árboles negros y susurrantes
Tu altar, blanco de asombro,
Entre los bosques del Desnudo.

1907

La canción de las bestias

CANTÓ, UNA NOCHE, EN LAS CIUDADES, EN LA OSCURIDAD

¡Venid, venid! ¡Ven!
Estás oscuro y apagado durante el día común
¡Pero ahora es de noche!
¡Es una noche vergonzosa, y Dios está dormido!
(¿No sentiste el veloz disparo que se arrastraba
A través del pez hambriento, y el deseo de deleite,
y el cálido secreto de los sueños que el día no puede contar?)…
…La casa está muda;
La noche te llama… ¡Ven, ah, ven!
Por las oscuras escaleras, a través de la chirriante puerta,
Desnuda, arrastrándote sobre manos y pies
-¡Es una cita! ¡Es una cita!
Ya no eres hombre, sino de lejos
Bestias y Dios… Ve por la calle sin luz
Por pequeños senderos negros, y lugares secretos
En la oscuridad y el barro,
Risas débiles alrededor, y caras doloridas
A la luz de las estrellas se ve – ¡ah! ¡sigue con nosotros!
Porque la oscuridad murmura un deseo sin visibilidad
Y los dedos de la noche están enamorados…
Mantente firme mientras lanzamos,
A través de locos murmullos te solicitamos, y cálidas manos se aferran a ti,
Y el tacto y el aguijón de la carne desnuda,
El suave flanco a tu lado, y el roce lateral –
«Esta noche» ¡nunca prestes atención!
Inquebrantable y silencioso sigue conmigo,
La ciudad termina abruptamente
Y la curva de las vías se abre de par en par
De las voces de la noche,
Más allá del deseo y del miedo,
A las aguas planas de la luz de la luna
A las aguas llanas, tranquilas y límpidas
A las inquietantes llanuras negras del océano que llama.

1906

Fracasar

Porque Dios pone Su destino adamantino
_ Entre mi embotado corazón y este deseo
Juro que reventaré la puerta de hierro
_ Me levanto, y lo maldigo en Su trono de fuego.
La tierra se estremeció en mi trono de blasfemia,
_ Pero el Amor no era más que una llama alrededor de mis pies;
_ Es orgulloso una Escalera de Oro recorrí; y golpeé
Tres veces en el umbral, y entré con un grito –

Todos los grandes patios estaban quietos bajo el sol
_ Y llenos de ecos vacíos: el musgo había crecido
Sobre el liso pavimento, y comenzó
_ Trepando por las polvorientas cámaras del consejo
Un viento vano soplaba alrededor del trono vacío
_ Y agitaba las duras cortinas de las paredes.

Ante Aram

Ante tu santo lugar me arrodillo, adorador desconocido,
_ cantándote extraños himnos y dolorosas letanías,
Incienso de cantos fúnebres, pagadores que son mirra sagrada.

¡Ah! diosa, en tu trono de lluvias y débiles y bajos suspiros,
_ Cansado al fin a la pendiente llega el pie que yerra
Y los corazones vanos cansados de las vanidades del mundo.

Qué honesto este profundo silencio para el viajero
_ ¡Sordo con el rugido de los vientos a lo largo del cielo abierto!
Dulce, después de la brisa punzante y amarga del cielo de agua,

Vino de Lethean pálido en tus cálices!…
_ Vengo ante ti, yo, viajero cansado,
Para escuchar el horror del lugar santo, Los gritos distantes,

Y los malvados susurros en la oscuridad, o el veloz rugido
_ De terribles vientos – Yo, el menor de todos tus devotos,
Con fábula espero ver la fragante oscuridad agitarse,

Y, partiendo, enmarcar incluidos sus tranquilos misterios
_ Un rostro, con bocas más tiernas que lirios de otoño,
Y voz más dulce que la queja alejada de los violes,

O el suave gemido de algún laudista de ojos grises.

Aube

DEL TREN ENTRE BOLONIA Y MILÁN, SEGUNDA CLASE

Frente a mí dos alemanas roncan y jadean
_ A través de la oscuridad arremolinada y hosca nos agitamos y rugimos.
Estuvimos aquí para siempre: aún inmóviles.
_ Un débil reloj marca dos horas, dos eones, más.
Las ventanas están bien cerradas y pegajosas-húmedas
_ Con un foetor nocturno. Hay más de dos horas;
Dos horas para el amanecer y Milán; dos horas más.
_ Frente a mí dos alemanas roncan y taranpiran…

Una de ellas se despierta, escupe y vuelve a dormirse.
_ La oscuridad se estremece. Una pálida luz a través de la lluvia
golpea nuestros rostros, dibujados y blancos. En algún lugar
_ Un nuevo día se extiende; y, dentro, el aire sucio
es frío, húmedo y más sucio que antes…
_ Frente a mí, dos mujeres alemanas roncan y roncan.

La llamada

De la nada del sueño,
El lento sueño de la eternidad,
Hubo un trueno en el océano:
Vine, porque me llamas.

Rompí los primitivos barrotes de la Noche
Desafié la espantosa maldición antigua
Y alumbré a través de hileras de estrellas asustadas
¡De repente por todo el universo!

Se rompieron los eternos silenciadores;
El Infierno se convirtió en Cielo a mi paso.
Qué iba yo a darte como muestra,
¡Un suspiro nos encontramos, al fin!

Cesaré y forjaré de nuevo las estrellas,
Romperé los cielos con una canción;
Inmortal en mi amor por ti,
Porque te amo, mucho

Tu boca debería burlarse de los viejos y los sabios
Tu risa debería llenar el mundo de fuego,
Escribiré en los cielos que se encogen
El esplendor escarlata de tu nombre,

Del cielo agrietado, y un infierno abajo
_ Muere en el último fuego loco
Y la oscuridad cae, con trueno desdeñoso
Sobre los sueños y los deseos de los hombres.

Entonces solos en los espacios vacíos
_ Los muertos, caminando en silencio
Deberían temer la gloria de nuestros rostros
_ A través de todo el oscuro infinito.

Así, vestidos de perfecto amor
_ El fin eterno debe encontrarnos uno,
Sólo por encima de la Noche, por encima
_ El polvo del dios muerto, solo.

Los viajeros

¿Es la hora? Dejamos este lugar en descanso
_ Hermoso por unos y otros por un tiempo.
Ahora, por una velocidad del dios, un último abrazo loco;
_ El largo camino entonces, no encendido por tu risa de fábula.
¡Ah, el largo camino! ¡Y tú tan lejos!
¡Oh, te llamaría! pero… cada día que se arrastra
_ Palidecerá un labio escarlata, cada milla
Duro el querido dolor de tu rostro recordado.

… ¿Crees que hay una lejana ciudad fronteriza, en algún lugar,
_ El borde del desierto, la última de las tierras que conocemos,
_ _ Un posible límite demacrado de nuestra luz,
_ En él encontraré que estarás esperando; e iremos
Juntos, de la mano, allá
_ Dentro del desierto que nada sabemos, ¿Dentro de la noche?

El principio

Un día tuve que levantarme y salir con mis amigos
Y aun asi encontrarte al otro lado del mundo
Tú lo que encuentro tan bien
(Toca tus manos y huele tu pelo),
Mi dios solo en los días que fueron.
Mis pies ansiosos deben encontrarte todavía,
A través de los años tristes y la marca del dolor
Cambiarás por completo; porque tuve que saber
(¿Cómo podría olvidar haberte amado entonces?)
En la triste penumbra del atardecer
El rostro que fue todo mi amanecer.
Así entonces al borde de la tierra me lavaré
Y te sostendré fuerte en cada mano
Y veré tu edad y tu pelo ceniciento
Maldeciré lo que una vez fuiste
Porque está cambiada y pálida y vieja.
(¡Bocas que eran escarlata, pelo que era oro!)
Y yo te amé antes de que fueras viejo y sabio.
Cuando la llama de la juventud era fuerte en tus ojos,
_ Y mi corazón está enfermo de recuerdos.

1906

Experimentos

Choriambics 1

Ah! no ahora, cuando el deseo arde, y el viento llama, y los soles de primavera
Danza ligera en el bosque, murmullo en la vida, me oahu al viajero;
¡Ah! no ahora que tenías que venir, ahora cuando el camino llama, y los buenos amigos llaman,
Donde se cantan canciones, se luchan peleas, ¡Sí! Y lo mejor de todo
Amor, a miríadas de bocas más bellas que ellas, ¡Besos que no pudiste dar!…
Querida, por qué tuve que llorar, gemir y quejarme, tuve que volver a vivir.
Triste olvidaré, lágrimas por lo mejor, amor en tu boca.
Ahora, cuando despierte el alba en la sangre, y el sol ilumine el azul del este;
olvidaré y seré feliz.
Sola en la longitud, querida, cuando el bello día termine.
Cuando el amor muera con la última luz, y la última canción cantada, y los amigos
Todos han perecido, y la oscuridad pisa el cielo; entonces, como solo yazco.
Los vientos se reúnen medio muertos, asustados y mudos, enfermos por el paso, Que yo
Sentir que estabas allí de repente, frío a mi frente; entonces puedo oír la paz.
De la voz de Mex al final, susurro de amor, llamando, antes de que todo pueda cesar
En el silencio de los muertos; entonces puedo ver sobriamente, y saber; un espacio.
Doblando sobre mí, anoche en la oscuridad, una vez, como una vez, tu cara

DICIEMBRE 1908

Choriambics II

Aquí la llama que era ceniza, el lugar santo donde estaba vacío, perdido en el bosque encantado.
Cuidé y amé, año tras año, yo en soledad
Esperando, tranquilo y de ojos felices en la oscuridad, sabiendo cuyo resplandor una vez
Brilló y atravesó el bosque. Aún habito fuertemente en un sueño dorado.
No recuperado.
_ _ _ _ Para mí, que confiaba, sabía que un rostro miraría.
Un día, blanco en el bosque oscuro, y una voz llama, y brillar.
Llenar la arboleda, y el fuego saltó de repente … y, en el corazón de él.
¡El fin de la dificultad, usted! Por lo siguiente me llevó a preparar el altar, encendió
La llama, ardiendo por separado.
_ _ _ _ Aparición de mis sueños en vano en la visión blanca
Brillando sobre mí, ¡he aquí! Sin esperanza me levanto ahora. Alrededor de la medianoche.
Susurros crecen a través del bosque de repente, extraños gritos en las ramas de arriba
Gruñidos, los gritos como una risa. Silencioso y oscuro entonces a través de la arboleda sagrada
Magníficos pájaros habían volado, como un sueño, perturbando las hojas.
_ _ _ _ Yo sabía
largamente esperado y largamente amado, que desde lejos, Dios del débil bosque, tú
Dondequiera que yacieras, incluso un niño dormido, Un niño de repente robó alegría,
Blanco y maravilloso aún, blanco en tu juventud, se ensancharía en tierra extranjera,
¡Dios, inmortal y muerto!
_ _ _ _ Así que vengo: nunca descansar, o ganar
La paz, y la adoración de usted más, y la madera silenciosa y el lugar santo allí.

DICIEMBRE 1908

Deserción

Tan claros somos, tan bien estamos, tan iluminada la recta confianza,
Y ls camino estaba trazado tan seguro, tan, cuando me había ido,
¿Qué es una tontería que te admire? Es algo escuchado
O un grito repentino, que mansamente y sin palabras
Rompiste la fe, y fuertemente, débilmente, te derrumbaste.
Te rindes – ¡tú, el orgullo del corazón, la inflexibilidad del corazón!
¿Era eso, amigo, el fin de todo lo que podíamos hacer?
¡¿Y encontraste lo mejor para ti, el resto para ti!
¿Te enterarías de repente (y no por mí)
Alguna historia susurrada, que robó la gloria del cielo,
Y terminó todo el espléndido sueño, y te hizo ir
¿Tan aburrido de la lucha que conocemos, del resplandor que sabemos?

¡Oh desleal! la creencia permanece, y debo pasar
La alegría por el camino, y en sólo. Sobre el cristal
Te esperaría; la ruptura se movió en los árboles, y se agita, y llama,
Y te cubre con pétalos blancos, con pétalos de luz.

Allí debe desmoronarse, frágil y bello, sobre el sol,
Oh pequeño corazón, tu frágil corazón; hasta que el día termine,
Y la sombra se reúna, la luz caiga, y, blanca de rocío,
Susurra, y llueve; y se arrastra hasta ti. Que duermas bien.

MARZO DE 1910

Lista de traducciones de poesía
(Español, Français, Italiano, English, Deutsch, Néerlandais, Svenska)

Jean-Michel Serres Apfel Café Apfelsaft Cinema Music Códigos QR Centro Español 2024.

Übersetzen | Experimente & Gedichte 1905-1908 von Rupert Brooke

Zweitbeste

.

Hier in der Dunkelheit, o Herz;
Allein mit dem Ende der Erde, und der Nacht
Und die Stille, und der seltsame warme Geruch von Klee;
Klarer Blick, obgleich er dich bricht; abseits weit weg
Vom Tod besser, das liebe und alte Vergnügen;
Wirf deinen Traum von Unsterblichkeit weg,
O treue, o unvorsichtige Geliebte!
Es gibt Frieden für dich, und Sicherheit; hier ist der eine
Weisheit – die Wahrheit! – Jeden Tag ist die Sonne gut und glücklich
Liebe und Arbeit regnet auf dich, Wein und Lied;
Die grünen Wälder lächeln, der Wind weht, den ganzen Tag.
In der Nacht.” Und die Nacht beendet alle Dinge. Dann komme ich
Keine Lampe leuchtet am Himmel, keine Stimme schreit.
Oder Lichter ändern sich, oder Träume und Formen schweben!
(Und, Herz, für alle deine Seufzer,
Diese Größe und diese Tränen sind mehr und mehr…)

Und die Wahrheit hat keine neuen Hoffnungen,
Herz, wen weinst du noch im Himmel?
Werden sie noch flüstern, die Schreie alt und schwach?
“Halb Teenager und Lied, Festmahl und Karneval,
Durch Lachen und durch Rosen, auch früher schon.
Man kommt Tod, durch schattig und Füße beständig,
Tod ist das Ende, das Ende!”
.
Stolz und mit leuchtenden Augen und lächelnd kommen sie, um zu grüßen.
Tod wie ein Freund!

Exil der Unsterblichkeit, weise fortemente,
Anstrengung durch die Dunkelheit mit unerwünschten Augen.
Was konnte jenseits von ihm sein. Setze deinen Abschied fest,
O Herz, ewiglich! Doch hinter der Nacht.
Warte für den Großen, der noch nicht geboren ist, auf einen Platz in der Ferne,
Extreme weiße Sonnenaufgänge. Und das Licht,
Wenn es zurückkehrt, wird es die Stunden golden machen,
Meer eine windstille Ebene, die Erde ein Rasen.
Plätze für sonnige Tänze geräumig und voll.
Und Lachen, und Musik, und, zwischen den Blumen,
Fröhliche Menschen mit Kinderherzen, und Gesichter wie Kinder.
O Herz, in der großen Morgendämmerung!

1908

Der Tag, den ich liebte

.

Zärtlich schließe ich meine Augen an dem Tag, den ich liebte.
_ Und glätte deine stille Augenbraue.
Die grauen Schleier des Halblichts vertieft: Bindungen sterben.
_ Ich trage dich, eine Last von Licht, zu den Sanden verschleiert

Wo dein Schiff wartet, die Küste des Meeres macht.
_ Blume-girlande, mit allen Gräsern grau des Wassers gekrönt.
Dort wirst du liegen, Furcht vor dem Pass oder Hoffnung auf Wachen.
_ Und über dem fließenden Meer, ohne einen Ton

Meine Hände Fabel seine werden dich bestreiten außen, außen unsere Sicht,
_ Wir mit ausstreckenden Armen und wellenförmigen Augen auf Schimmer von fern.
Und Marmorsand … darüber wechselt die Dämmerung die Kälte.
_ Mehr als Lachen geht, oder Regen, mehr als Träumen.

Es wird nichts sein von Tür, nichts von Insel von Dämmerung erleuchtet! Aber mein Liebling
_ Gaspille schwarz, und, endlich, brenne ultimativ auf dem Dunkel.
Oh, das letzte Feuer – und du, nicht küssend, nicht lieblich dort!
_ Oh, das rote Ende des einsamen Weges, und wir weinen dort nicht!

(Wir finden dich blass und still, und krönte dich seltsam mit Blumen,
_ Liebenswürdig und heimlich wie ein Kind. Du kommst mit uns.
Komm glücklich, Hand in Hand mit der jungen Stunde zu tanzen,
_ Komm zur Morgenröte!) Leerer Umgang und dunkel.

Der graue Sand beugt sich vor mir… Von den inneren Wiesen
_ Juniduft und Klee, schwebt das Schwarz und füllt.
Die tote Meeresmulde steht kleinen Schatten gegenüber, indem sie klettern,
_ Und die weiße Stille überschwemmt die Vertiefung der Hügel.

Fest im Nest ist gestampft jeder müde Flügel.
_ Macht alle Stimmen fröhlich; und wir, die wir dich lieb halten.
Nach Osten wenden wir uns und nach Hause, allein, uns erinnernd.
_ Tag, den ich liebte, Tag, den ich liebte, die Nacht ist hier!

Abend: Flachmond

.

Sie legen sich in …
Ich kauerte auf der Erde, ich ging, ich allein.
Hoch und kalt hundert Träumer, o Königin, hoch-träumend und einsam.

Wir schliefen länger, die kaum gewinnen können.
Die eine weiße Flamme, und die nachtlangen Schreie;
Die Passanten, die keine Sicht bieten; das Gemurmel der unteren Welt.
Mit der Sehnsucht, mit der Sehnsucht.
An das Feuer, das nicht brennt,
Zum Feuer ohne Herz, zur Ekstase ohne Flamme!

Ohne Hilfe lege ich mich nieder.
Und um mich herum laufen Füße von Beobachtern.
Es gibt ein Wiederkäuen und ein Flügelschlagen über meinem Kopf.
Ein unerträgliches Aufblitzen der Flügel …

Die ganze Erde wächst zu einem Feuer,
Eine weiße Lippe von Verlangen
Frische Bürste auf der Stirn, flüstert schlafende Dinge.
Die Erde sinkt zu voller Stärke; und die Luft wird mit Wegen erfreut.
Die Gänge sind mit hübschen Händen bedeckt,
Hilft dem einen blind und glücklich, der stolpert und irrt.
Die Hände strecken sich und schweben, auf und ab, durch das Lob.
Der Trumpelagenten unzählige, durch Geschrei,
Zu aller Herrlichkeit, zu aller Zufriedenheit, zu hoher Unendlichkeit,
Auf die Anmut, die Unbeweglichkeit, die Augen der Mutter.
Und das Lachen und die Lippen, aus Licht.

AUGUST 1908

In der Prüfung

.

Seht! Aus dem stillen Himmel
Zum Fenster hin mein Herr die Sonne!
Und meine Augen
Waren geblendet und betrunken mit dem mystischen Gold,
Die goldene Herrlichkeit, die mich ertränkte und krönte.
Wirbelte und schwang mich durch das Zimmer … Um mich herum,
Nach links und nach rechts,
Abgerundet Linien und alt,
Narren mit glasigen Augen, die kritzelten, wuchsen korrekt,
Ertönten kreisförmig und auratierten mit dem heiligen Licht.
Die Flamme entzündete ihr Haar,
Und ihre brennenden Augen wuchsen jung und weise.
Jeder wie ein Gott oder König der Könige.
Weiß gekleidet und mit Blitz.
(Noch immer alles kritzelnd);
Und ein tumultartiges Flüstern von Flügeln
Wuchs durch die Halle;
Und ich kannte das ewige weiße Feuer
Und durch die Portale öffnete sich,
Gyre in Gyre,
Erzengel und Engel, anbetend, grüßend,
Und ein Gesicht ohne Schatten…
Zum Licht hin verschwand:
Und sie waren immer noch verrückt, verrückt, die nicht wussten, was sie waren,
Noch immer kritzelnd, mit glasigen Augen und den Unsterblichen ungerührt.

10 NOVEMBER 1908

Kiefer-Bäume und der Himmel: Abend

.

Ich hatte den Schmerz des Abendhimmels gesehen.
Und fühlte das Meer, und die Erde, und den warmen Klee.
Und hörte die Wellen und den Spottruf der Möwe.

Und in denen war alles der alte Schrei,
Das Lied, das sie immer singen – “Das Beste ist vorbei!
Du kannst dich jetzt erinnern, und denken, und seufzen,
O liebes Tier!”
Und ich war müde und krank, und alles war vorbei,
Und weil ich,
Mit all meinen Gedanken, konnte ich nie wieder zurückfinden
Einen Moment der guten Stunden, die vorbei waren.
Und ich war traurig und kränklich und wünschte mir den Tod.

Dann von der traurigen Weststraße mit Überdruss
Ich sehe die Kiefern gegen den weißen Nordhimmel,
Sehr schön und ruhig und lehnten sich an.
Ihre spitzen schwarzen Köpfe gegen einen ruhigen Himmel.
Und es war Frieden in ihnen; und ich
war glücklich, und vergaß, mit der Geliebten zu spielen,
Und würde lachen und nicht mehr sterben wollen;
Sei fröhlich über dich, o Kiefernbäume und Himmel!

LULWORTH, 9 JULY 1907

Wagner

.

Tritt leise in den zügellosen Halben ein,
_ Der mit einem dicken breiten Gesicht ohne Haar.
Liebt die Liebesmusik von schlechter Qualität.
_ Liebt Frauen in einem überfüllten Platz.
_ _ Und bittet darum, den Lärm zu hören, den sie machten.

Ihre harten Augenlider senkten sich über die Hälfte,
_ Große Taschen baumeln unter ihren Augen.
Er lauscht, denkt selbst die Geliebte,
_ Schläge aus ihrem asthmatischen Bauch seufzen;
_ _ Er denkt gern an einen Bruch ihres Herzens.

Die Musik wird lauter. Ihre dicken Füße zittern.
_ Ihre kleinen Lippen sind klar mit mit einem Schlick.
Die Musik nimmt zu. Die Frauen zittern.
_ Und alles wohl, in der vollkommenen Zeit.
_ _ Ihre schwingenden Bäuche zitternd hängen.

QUEEN’S HALL 1908

Die Vision der Erzengel

.

Langsam von den stillen Gipfeln, der weiße Rand der Welt,
_ Stampft vier Erzengel, klärt gegen den gleichgültigen Himmel.
Ausdauer, mit Stille auch der Schritt, und die herrlichen Flügel winden sich,
_ Ein kleiner dunkler Sarg, in dem ein Kind lügen muss,
Er war sehr klein (Allerdings hattest du dir das eingebildet. Gott könnte jemals
Er bot einem Kind den Frühling und das Licht der Sonne an,
Und ihn in dieser einsamen Schale halten, um für immer zu sinken.
_ In der Leere und Stille, in der Nacht …)

Sie folgten dem Fluss des reinen Gipfels und beobachteten, wie sie fielen,
_ Durch die unbekannten Dunkelheiten, ihre zerbrechlichen schwarzen Särge – und dort drinnen
_ Der kleine, bemitleidenswerte Körper Gottes, ausgemergelt und megrir,
Und zusammengekrümmt wie ein zerknittertes Blumenblatt.
Bis dahin war er nicht mehr sichtbar; dann drehte er sich wieder um
Mit ruhigen, traurigen Gesichtern nach unten auf die Ebene.

DEZEMBER 1906

Strand am Meer

.

Schnell aus dem Rhythmus der Bande heraus.
Das gute Lachen in der Masse, die liebenden Augen der Menschen.
Ich werde in die Nacht gezogen: Ich muss mich noch einmal drehen.
Wo, hinunter jenseits des unerforschten Strandes?
_ Der alte, unruhige Ozean. Der ganze Schatten
Ist reich an Magie und Bewegung. Ich wandere nur
_ Hier am Rand der Stille, ängstlich halb.

Warte auf ein Zeichen. In meinem tiefsten Herzen
Schwillt das trübe Wasser dem Mond entgegen,
Und alle meine Ströme legen. Aus dem Inneren
Ein fröhliches Fragment eines spöttischen Liedes springt,
Dieses Klirren und Lachen und Verschwinden auf dem Sand,
Und Tod zwischen Deich und Meer.

Über den Tod von Smet-smet, der Seepferdchen-Göttin

.

LIED VON EINEM TRIBE DER ANTIKEN ÄGYPIEN.

(Die Priester mit der Tempelfrau)
Sie war runzlig und stumm und hässlich? Sie war unsere Mutter.
Sie war lasziv und lüstern? – Aber ein Gott: Wir hatten keine andere.
Am Tag war sie verborgen und stumm, aber wenn die Nacht hereinbrach, stöhnte sie im Schatten;
Wir erschauerten und gaben ihren Willen in der Dunkelheit; wir hatten Angst.

(Die Menschen ohne)
_ Sie schickte uns Mühe,
_ _ Und wir grüßten vor ihr;
_ Sie surrte wieder
_ _ Und beruhigte unsere Seufzer;
_ Und was ist das, was wir tun werden?
_ _ Jetzt stirbt Gott

(Die Menschen mit)
Sie war hungrig und aß unsere Kinder; – wie wir bleiben sollten Sie.
Sie nahm unsere jungen Männer und Mädchen; – unsere Dinge gehorchten ihr.
Wir waren bereit und wurden von allen Ländern verspottet und beschimpft: Das war unser Stolz.
Sie ernährte uns und liebte uns, und sie starb; jetzt ist sie gestorben.

(Die Menschen ohne)
_ Sie war stark;
_ _ Aber der Tod ist stärker.
_ Sie beherrschte uns lange.
_ _ Aber die Zeit ist länger;
_ Sie linderte unser Unglück.
_ _ Und beruhigte unsere Seufzer;
_ Und was werden wir tun?
_ _ Jetzt stirbt Gott

1908

Das Lied der Pilger

.

VERHAFTET UM DAS FEUER IN DER NACHT, NACH MONDUNTERGANG, SANGEN SIE DIESES UNWÜRDIGE DES BAUMES.

Welches Licht des Himmels ohne Erinnerung
Sie mit unseren Augen wieder gelesen hatte,
Wer ist es, den wir gesucht haben, wer ist es, den wir entdecken müssen?
Ein gewisser Duft des Windes,
Dein verborgenes Gesicht jenseits des Westens,
Diese Tage riefen uns; auf der Suche
Der älteste Pfad, den wir je betreten haben,
Endloser als die Sehnsucht…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _Gott weit weg,
Seufze mit deiner grausamen Stimme, die erfüllt
Die Seele mit Sehnsucht nach den dunklen Hügeln
Und den schwachen Horizont! Für es kommt
Graue Momente der Reisekrankheit
Stumme Alte, wenn kein Lied sie erreicht
Kein Lied kann uns trösten; aber der Weg scheint lang zu sein;
Und wir erinnern uns…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ Ach, das Schlagen
Der fahlen Füße ohne Wiederkehr,
Und die Lieder der Pilger ohne Wiederkehr!
Die Feuer, die wir verließen, brennen noch immer
An den alten heiligen Stätten des Hauses. Unsere Eltern
Sie bauen Tempel, und darin
Beten zu den Göttern kennen wir; und wohnen
In kleinen, freundlichen Häusern,
Glücklich sein (wir wissen noch, wie!).
Und friedlich auch im Tod…
_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _O du,
Gott der allzu langen, sehnsüchtigen Irrfahrt,
Unsere Herzen sind Krankheit der erfolglosen Rückkehr,
Und schreien nach der verlorenen Sehnsucht.
Ermutige uns, auch mit Feuer vorwärts zu gehen.
Wir verzehren Träume von anderer Glückseligkeit.
Das Beste, was du geben kannst, gibt dieses
Genug – weiter zu reisen
Über die Ebene, über den Hügel,
Ohne zu zögern durch den Schatten,
Inmitten der furchtlosen Stille,
Bis du in einer plötzlichen Kurve siehst
Gegen die Bäume schwarz und flüsternd
Deinen Altar, wunderbar weiß,
Inmitten der Wälder der Nacht.

1907

Das Lied der Tiere

.

SANG IN EINER NACHT, IN DEN STÄDTEN, IN DER DUNKELHEIT.

Komm! Komm!
Du bist dunkel und matt durch den gemeinsamen Tag.
Aber jetzt ist es Nacht!
Es ist eine schändliche Nacht, und Gott schläft!
(Hast du nicht den schnellen Schuss gespürt, der durch den Fisch kroch?
Durch den hungrigen Fisch und das Verlangen nach Wonne,
Und heißes Geheimnis der Träume dieser Tag kann nicht sagen?)….
…Das Haus ist stumm;
Die Nacht ruft nach dir… Komm, ach, komm!
Geh die dunklen Treppen hinunter, durch die knarrende Tür,
Nackt, auf Händen und Füßen kriechend.
-Es ist ein Rendezvous, es ist ein Rendezvous!
Du bist kein Mensch mehr, aber immer mehr,
Die Tiere und Gott … Gehen ohne Lampe die Straße hinunter
Auf kleinen schwarzen Wegen und geheimen Plätzen,
In der Dunkelheit und im Schlamm,
Schwaches Lachen ringsumher, und böse Gesichter.
Durch den Sternenglanz wird gesehen – ach, folgen Sie uns!
Für die Dunkelheit flüstert ein Wunsch ohne Sichtbarkeit
Und die Finger der Nacht sind verliebt…
Halte fest, wie wir werfen,
Durch wildes Flüstern fordern wir dich, und die warmen Hände greifen nach dir,
Und die Berührung und den Duft des Stichs von nacktem Fleisch,
Die weiche Flanke durch deine Flanke, und die Seite seitlich bürsten -.
„Heute Nacht“ ist nie zu beachten!
Unerschütterlich und still folgt er mir,
Bis zur Stadt endet abrupt
Und die Kurve der offenen Wege breit
Aus den Stimmen der Nacht,
Jenseits der Sehnsucht und der Angst,
An den flachen Wassern des Mondlichts
Zu den flachen, ruhigen und klaren Gewässern
Zu den verstörenden schwarzen Ebenen des Ozeans, der ruft.

1906

Scheitern

.

Denn Gott legt Sein adamantinisches Schicksal
_ Zwischen meinem dumpfen Herzen und diesem Verlangen.
Ich schwöre, ich werde das eiserne Tor sprengen.
_ Ich erhebe mich und verfluche Ihn auf Ihrem feurigen Thron.
Die Erde erschauerte an meinem Thron der Blasphemie,
_ Aber die Liebe war nur eine Flamme um meine Füße herum;
_ Er ist stolz auf eine goldene Treppe, die er betrat, und ich schlug ihn.
Dreimal auf die Pforte, und ich ging mit einem Schrei hinein.

Alle großen Gerichte lagen still in der Sonne.
_ Und voller leerer Echos: Moos war gewachsen.
Über den glatten Bürgersteig und begann
_ Kletterte in die staubigen Ratssäle.
Ein eitler Wind wehte rund um den leeren Thron
_ Und bewegte die harten Vorhänge an den Wänden.

Ante Aram

.

Vor deiner heiligen Stätte knie ich nieder, ein unbekannter Anbeter,
_ Singt fremde Hymne an dich und schmerzhafte Litaneien,
Weihrauch der Totenlieder, Zahler, die heilige Myrrhe sind.

Ach, Göttin, auf deinem Thron aus Regen und leisen Seufzern,
_ Ermüdet am Abhang kommt der Fuß, der sich irrt.
Und eitle Herzen wachsen, die der Eitelkeiten der Welt müde sind.

Wie ehrlich ist diese tiefe Stille dem Wanderer
_ Taub mit dem Brausen der Winde am offenen Himmel!
Süß, nach der stechenden und bitteren Bise des Himmelswassers,

Der Wein von Lethean blass in deinen Kelchen!
_ Ich komme vor dir, ich, ein sehr müder Reisender,
Aufmerksam machen auf den Schrecken der heiligen Stätte, die fernen Schreie,

Und das böse Flüstern in der Finsternis, oder das schnelle Sausen.
_ Schreckliche Winde – ich, der Geringste von allen deinen Schwärmern,
Mit einer märchenhaften Hoffnung, die duftende Dunkelheit zu sehen, rührt sich,

Und, Trennung, Rahmen eingeschlossen seine stillen Geheimnisse.
_ Ein Gesicht, mit Mündern zarter als Herbstlilien,
Und die Stimme süßer als the Klage weit von Gamben ist,

Oder das süße Wimmern eines grauäugigen Spielmanns.

Aube

.

IM ZUG ZWISCHEN BOLOGNA UND MAILAND, ZWEITE KLASSE

Gegenüber mir schnarchen und taranpirieren zwei deutsche Frauen.
Durch die wirbelnde und trübe Dunkelheit schütteln und brüllen wir.
Wir waren für immer hier, auch jetzt noch.
Eine schwache Uhr zeigt zwei Stunden, zwei Äonen, mehr.
Die Fenster sind fest verschlossen und klebrig-feucht.
Mit einem Nachtföhn. Es gibt Nachtzeiten von zwei Stunden;
Zwei Stunden in der Morgendämmerung und Mailand; noch zwei Stunden.
Gegenüber von mir schnarchen zwei deutsche Frauen und schnarchen.

Einer von ihnen wacht auf, spuckt und schläft wieder ein.
_ Die Dunkelheit kribbelt. Ein fahles Licht durch Regen
Schlägt aus unseren Gesichtern, gezogen und weiß. Irgendwo
Ein neuer Tag breitet sich aus; und drinnen ist die Luft schmutzig.
ist kalt und feucht und noch schmutziger als zuvor…
Die beiden deutschen Frauen, die mir gegenüberstehen, schnarchen und schnarchen.

Aube

.

IM ZUG ZWISCHEN BOLOGNA UND MAILAND, ZWEITE KLASSE

Gegenüber mir schnarchen und taranpirieren zwei deutsche Frauen.
_ Durch die wirbelnde und trübe Dunkelheit schütteln und brüllen wir.
Wir waren für immer hier, auch jetzt noch.
_ Eine schwache Uhr zeigt zwei Stunden, zwei Äonen, mehr.
Die Fenster sind fest verschlossen und klebrig-feucht.
_ Mit einem Nachtföhn. Es gibt Nachtzeiten von zwei Stunden;
Zwei Stunden in der Morgendämmerung und Mailand; noch zwei Stunden.
_ Gegenüber von mir schnarchen zwei deutsche Frauen und schnarchen.

Einer von ihnen wacht auf, spuckt und schläft wieder ein.
_ Die Dunkelheit kribbelt. Ein fahles Licht durch Regen
Schlägt aus unseren Gesichtern, gezogen und weiß. Irgendwo
_ Ein neuer Tag breitet sich aus; und drinnen ist die Luft schmutzig.
Ist kalt und feucht und noch schmutziger als zuvor…
_ Die beiden deutschen Frauen, die mir gegenüberstehen, schnarchen und schnarchen.

Der Ruf

.

Aus dem Nichts des Schlafes,
Der langsame Traum der Ewigkeit,
Es donnerte auf dem Ozean:
Ich kam, weil du nach mir rufst.

Ich brach die primitiven Stangen der Nacht.
Ich wagte den alten, schrecklichen Fluch.
Und lichtete sich durch die Reihen der erschrockenen Sterne.
_ Plötzlich dabs das Universum!

Die ewige Stille war zerbrochen;
Die Hölle wurde zum Himmel, als ich vorüberging.
Was sollte ich dir wie einen Chip geben?
Ein Seufzer, dass wir uns endlich trafen!

Ich werde aufhören und die Sterne wieder schmieden,
_ Den Himmel mit einem Lied zerschmettern;
_ Unsterblich in meiner Liebe zu dir,
_ Weil ich dich liebe, sehr stark.

Dein Mund sollte die Alte und die Weise verspotten
_ Dein Lachen sollte die Welt mit Feuer erfüllen,
Ich werde in den Himmel schreiben, dass er schrumpft
_ Die scharlachrote Pracht deines Namens,

Seit dem geknackten Himmel, und eine Hölle unten.
_ Stirbt im letzten wahnsinnigen Feuer
Und die Dunkelheit stürzt, mit verächtlichem Donner,
_ Auf die Träume der Menschen und die Sehnsüchte der Menschen.

Dann allein in den leeren Räumen,
_ Der Tote, der sehr leise ging,
Sollte die Herrlichkeit unserer Gesichter erschrecken
_ Durch die ganze dunkle Unendlichkeit.

So, mit vollkommener Liebe gekleidet,
_ Das ewige Ende muss uns eins finden,
Nur über der Nacht, über
_ Der Staub des toten Gottes, allein.

Die Reisenden

.

Ist es an der Zeit? Wir gehen an diesem Ort zur Ruhe.
_ Der Mann, der sich in der Stadt aufhielt, war ein Mann.
Jetzt, für eine Geschwindigkeit des Gottes, eine letzte verrückte Umarmung;
_ Der lange Weg danach, nicht angezündet von deinem Märchenlachen.
Ach, der lange Weg! Und du so weit weg!
Oh, ich würde zurückrufen, aber … jeder Tag kriecht!
_ Blass wird eine scharlachrote Lippe sein, jede Meile.
Hart der teure Schmerz deines Gesichts erinnert.

… Denkst du, dass es irgendwo eine ferne Grenzstadt gibt?
_ Der Rand des Desserts, das letzte der uns bekannten Ländereien,
_ _ Eine mögliche ausgemergelte Grenze unseres Lichts,
_ Dort würde ich dich finden, du würdest warten; und wir gehen
Zusammen, Hand in noch, dort
_ In den Abfällen kennen wir nichts, in der Nacht?

Der Anfang

.

Eines Tages musste ich aufstehen und meine Freunde ausführen.
Und finde dich noch durch das entfernte Ende der Welt,
Du, was ist es, das I so richtig findet
(Berühre deine Hände und den Geruch deiner Haare!),
Mein Gott allein in den Tagen, die waren.
Meine gierigen Füße mussten dich wieder finden,
Durch die traurigen Jahre und das Zeichen des Schmerzes.
Wirst du dich völlig verändern; denn ich musste wissen.
(Wie konnte ich vergessen, dass ich dich liebe?)
In dem traurigen Halblicht des Abends,
Das Gesicht, das mein ganzer Sonnenaufgang war.
So werde ich mich dann am Rand der Erde waschen.
Und dich an jeder Hand festhalten.
Und dein Alter und dein aschfahles Haar sehen.
Ich werde das verfluchen, was du einst warst,
Denn es ist verändert und blass und alt.
(Mund, der scharlachrot war, Haar, das gold war!)
Und ich liebte dich, bevor du alt und weise warst.
Als die Flamme der Jugend stark in deinen Augen war,
_ Und mein Herz ist krank mit Erinnerungen.

1906

Experimente

Choriambics 1

Ach, nicht jetzt, wenn die Sehnsucht brennt, und der Wind ruft, und die Sonnen des Frühlings.
Leichter Tanz im Wald, Flüstern im Leben, oahu ich dem Reisenden;
Ach, nicht jetzt solltest du kommen, jetzt, wenn die Straße ruft, und die guten Freunde sie rufen,
Wo Lieder gesungen, Kämpfe gekämpft werden, Ja! Und das Beste überhaupt.
Die Liebe, zu den Mündern von Myriaden, die gerechter sind als sie, Küsse, die du nicht geben konntest!
Mein Lieber, warum musste ich weinen, jammern und klagen, ich musste noch leben.
Traurig werde ich vergessen, die Tränen für das Beste, Liebe auf den Mündern von dir.
Jetzt, wenn die Morgendämmerung im Blut erwacht, und die Sonne leuchtet das Blau des Ostens;
Ich werde vergessen und glücklich sein!
_ _ _ _ _ _ Allein in der Länge, mein Lieber, wenn der herrliche Tag endet.
Wenn die Liebe mit dem letzten Licht stirbt, und das letzte Lied gesungen hat, und Freunde.
Alle sind zugrunde gegangen, und dunkler Tritt auf dem Himmel; dann, wie allein ich lüge.
Die Winde versammelten sich in der Mitte des Todes, erschrocken und stumm, Krankheit für die Vergangenheit, Darf ich?
Spüren, dass du dort plötzlich warst, kalt an meiner Stirn; dann kann ich den Frieden hören.
Von Mex Stimme am Ende, Flüstern der Liebe, rufend, bevor alles aufhören kann.
In der Stille des Toten; dann kann ich nüchtern sehen und wissen; ein Raum.
Falte über mich, letzte Nacht im Dunkeln, einmal, wie einst, dein Gesicht.

DEZEMBER 1908

Choriambics II

.

Hier war die Flamme die Asche, der heilige Ort, wo leer war, Verloren im Spukwald.
Ich streckte und liebte, Jahr um Jahr, ich in der Einsamkeit.
Wartend, ruhig und mit glücklichen Augen in der Dunkelheit, wissend, von dem einmal ein Lichtschein ausging
Leuchtete und durch den Wald ging. Noch immer bleibe ich stark in einem Traum aus Gold.
Nicht wiederhergestellt.
_ _ _ _ Ein Tag, weiß in den dunklen Wald, und eine Stimme ruft, und der Glanz.
Der Hain füllte sich, und das Feuer sprang plötzlich auf… und, in seinem Herzen.
Das Ende der Schwierigkeit, du! Daraufhin bereitete ich den Altar vor, zündete die Flamme an.
Die Flamme, einzeln brennend.
_ _ _ _ Die Erscheinung meiner vergeblichen Träume in der weißen Vision.
Die Sonne leuchtet zu mir herab, das ist es! Ohne Hoffnung stehe ich jetzt auf. Um die Mitternacht herum.
Flüstern wächst durch den Wald plötzlich, seltsame Schreie in den Zweigen oben.
Raspelnd, die Schreie wie ein Lachen. Leise und schwarz dann durch den heiligen Hain.
Die herrlichen Vögel waren geflogen, wie ein Traum, störten die Blätter, flogen der Länge nach vorbei.
_ _ _ _ Ich kannte
Lang erwartet und lang geliebt, dass aus der Ferne, Gott des schwachen Waldes, du.
Wo auch immer du legst, selbst ein schlafendes Kind, ein Kind plötzlich die Fröhlichkeit raubte,
Weiß und wunderbar noch, weiß in deiner Jugend, erweitert in fremdem Land,
Gott, unsterblich und gestorben!
_ _ _ _ So komme ich: nie ruhe ich, oder gewinne.
Frieden, und Anbetung von Ihnen mehr, und der stille Wald und der heilige Ort darin.

DEZEMBER 1908

Liste der Übersetzungen von Gedichten
(Deutsch, English, Français, Español, Italiano, Néerlandais, Svenska)

Jean-Michel Serres Apfel Cafe Apfelsaft Cinema Music QR-Kodes Mitte Deutsch 2024.